mercoledì 28 settembre 2016

PROFESSIONALI O PROFESSIONISTI?


Buongiorno!
Non molto tempo fa, mi e’ capitato di parlare con un osteopata della formazione professionale e mi ha aperto gli occhi su una questione che mi era ancora non proprio chiara.
Ma facciamo un piccolo passo indietro….
In un mercato dove le le tecniche di massaggio di varia natura e nello specifico quelle che possiamo definire non convenzionali o olistiche o “alternative”, hanno sollevato non pochi dubbi sul loro iter formativo tanto da creare varie strade (vedi associazioni, vedi registri privati, vedi scuole di estetica, vedi corsi on line, vedi federazioni di categoria ecc), la domanda che ci si pone…almeno per me, e’ sempre la stessa! E cioe’:
Come si puo’ tutelare o riconoscere un operatore che abbia seguito il giusto iter formativo tanto da renderlo idoneo al proprio lavoro?
Ed e’ proprio su questa domanda che con l’osteopata ci siamo soffermati e lui mi disse:
Tutti possono avere un lato professionale, sia chi ha fatto un corso di un weekend, sia chi ha studiato anni, ma la vera differenza la fa il professionista.
Essere professionali non vuol dire essere professionisti. Il professionista ha le carte in regola per poter lavorare ed esercitare la sua professione perche’ ha seguito un iter formativo conforme alle attuali normative vigenti. Chi e’ professionale ha un atteggiamento come tale ma non e’ detto che sia un professionista! Bisogna sempre vedere che titoli di studio possiede e per farla molto terra terra, vedere che attestati e diplomi ha appesi su sul proprio muro….per intenderci.
E’ pur vero che poi ci vuole sempre competenza, ma quello e’ un altro discorso… Cio’ non toglie che sicuramente si ha una tutela in piu’ rispetto a chi viene da corsi di poche ore.
Essere poi professionisti professionali, credo sia la cosa piu’ consona a chi crede in quello che fa e mostra a questo punto di saper fare bene il proprio lavoro dando quella corretta immagine nel rispetto di se, del ricevente e di cio’ che sta facendo.
Ad oggi alcuni passi avanti sono stati fatti, ma occhio sempre a chi vi affidate! Abbiate rispetto anche di voi stessi per il vostro bene fisico e mentale!
Un abbraccio a voi tutti e a presto
Dario

martedì 12 luglio 2016

CHIARIMENTI SULLA RIFLESSOLOGIA PLANTARE

Buongiorno a tutti!
l'altro giorno, parlavo con una collega in spa e mi diceva che stava studiando riflessologia plantare nella sua scuola di estetica e che mi avrebbe portato le mappe ed il programma da farmi vedere.
Apriamo una parentesi! Nelle arti intellettuali, tutto e' evolutivo e personalizzabile, ma cio' non deve stravolgere radicalmente l'essenza delle metodiche e soprattutto la funzionalita!
Detto questo, veniamo al punto! La mappa presentava l'80% dei punti esatti, anche se non proprio correttamente distribuiti sul piede e sproporzionati alla suddivisione tra cingolo scapolare, margine costale e cingolo pelvico.
Dobbiamo ricordare che nella riflessologia plantare la figura dell'essere umano e' perfettamente distribuita tra i due piedi uniti e suddivisa nelle tre fasce (appunto, cingolo scapolare, margine costale e cingolo pelvico - vedi figura).



Detto questo, gli organi, apparati e strutture, vanno esattamente distribuiti sul piede anche in condizione della conformita' dello stesso dato che si trovano piedi di tutte le dimensioni e caratteristiche. Da qui si deve partire per comprendere che la riflessologia non e' e non sara' mai scolastica, dato che una mappa cartacea non potra' mai rappresentare un piede reale.
L'operatore, dovra' cosi', ricercare i punti riflessi direttamente sul piede del ricevente orientandosi si con la mappa, ma raffinando il tocco energetico e conoscendo l'anatomia umana. Ho visto mappe che stravolgevano l'anatomia dove il braccio era privo di avanbraccio e si trasformava in femore... una sorta di mutante se lo vediamo anatomicamente parlando!
I punti posso avere alcune varianti a seconda delle varie mappature, ma trattare un apparato eliminando vari punti fondamentali, non completa il lavoro. La mappa della mia collega ad esempio, era priva di tonsille, tempia e mandibola, gamba piede, tube o deferente, valvola ileocecale e valvola piloro, nervi craniali ecc ecc.
 
Per quanto riguarda il metodo di lavoro, c'e' chi tratta i due piedi contemporaneamente e chi un piede per volta, chi usa crema o olio, chi a secco.
In realta' non c'e' una tecnica specifica standard, l'importante e' che sia fatta bene e che assolva alla sua funzione.
Personalmente venendo dallo shiatsu, tratto un piede per volta di modo da mettere in ascolto i punti adottando il concetto di mano madre mano figlia. Applico un metodo su base strettamente energetica quindi tratto i punti con varie manualita' a seconda delle caratteristiche e del movimento energetico dei vari punti.
Cio' che conta veramente e' fare un corso formativo di qualita' che sappia dare all'operatore le giuste informazioni e mezzi per fare un buon trattamento. La riflessololgia e' fatta di molte cose (valutazione dei punti, trattamento, fisiognomica, metamorfica ecc) percio' non rendiamola un semplice massaggio del piede! puo' dare molto a chi lo fa e a chi lo riceve!!
 
Un grosso saluto a tutti e alla prossima...
 
Dario

lunedì 9 maggio 2016

NUOVE RIFLESSIONI DEONTOLOGICHE...

Buonasera a tutti, cari lettori!
Sempre più mi meraviglio come nel nostro paese ancora ci sia così tanta male informazione su tutto cio’ che gira intorno alle tecniche di massaggio, alle associazioni ed alle scuole di formazione.
Questo ennesimo post che scrivo sulla qualità formativa e su come realmente in Italia viene vista la figura del “massaggiatore”, spero possa aprire gli a occhi a molti che ancora non sanno tante e troppe cose in merito.
L’ispirazione l’ho avuta da un curriculum che ho letto di recente arrivato in hotel dove collaboro e dove ho trovato scritto le seguenti parole riferite ai vari corsi che aveva fatto compreso quello di shiatsu e di ayurveda (da scuola di estetica): corsi riconosciuti dalla regione Lazio!
Cooooooooosaaaaaa? Dopo essermi ripreso dallo shock, ho pensato bene di scrivere queste due righe tanto per chiarire un bel po di punti!
Occupandomi di arti intellettuali, mi riferirò principalmente a queste, e a tutela di ciò ricordiamo la legge 4/2013. Tale legge dice in sintesi: chiunque voglia ricevere un trattamento (tra tutti quelli che rientrano in tale legge, nel mio caso Shiatsu e riflessologia plantare in primis), dovranno rivolgersi ad operatori con iter formativi conformi alle indicazioni dettate dalle federazioni ed associazioni di categoria e cioè: minimo 3 anni di formazione con non meno di 750 ore frontali, iscritti ai registri privati, o autocertificati o registri regionali (vedi regione Lombardia ad esempio). A tutela di tale qualità formativa, degli operatori e dei riceventi, abbiamo il CTS (comitato tecnico scientifico) il quale ha il compito di controllare che la legge venga rispettata e che tutto fili come dovrebbe.
Con tale legge le scuole di estetica non potrebbero ad esempio, non fare più corsi interni di ayurveda, shiatsu, riflessologia, reiki ecc ecc, perché non rispondono ai requisiti richiesti dato che la loro formazione è di durata nettamente inferiore a 750 ore di corso. Una mia collega estetista, ha iniziato scorsa settimana un corso di roflessologia presso la sua scuola di estetica della durata di 2 mesi. Io in due mesi ero ancora alla teoria e non toccavo un piede!
Quindi, la regione Lazio riconosce il titolo di estetista, ma non quello di massaggiatrice/ore tant’è che alla camera del commercio si viene iscritti nell’artigianato. Le figure come la mia e come tutti coloro che si occupano delle arti intellettuali, rientrano in un codice attività 96.09.09. operatore per il benessere fisico.
Mettiamoci anche nel calderone, le scuole private di formazione in tecniche di massaggio anch’esse fuori gioco con la legge 4/2013, ma che continuano senza problemi a formare massaggiatori o presunti tali.
Ci tengo a precisare che non voglio prendermela con nessuno nello specifico, ma sto cercando di fare un ragionamento obiettivo perché poi in fondo, ci sono in mezzo anche io in tutto questo casino e se veramente non si mettono a posto le cose, succede che ognuno agisce come meglio gli conviene a scapito della qualità del lavoro e a scapito di chi si rivolge a gente incompetente! Perciò ribadisco il concetto di essere scrupolosi nel chiedere informazioni sulla formazione a coloro che vi trattano!!
A proposito delle scuole, associazioni culturali e centri olistici che tengono corsi, molti di loro hanno questa bella abitudine di affiliarsi con centri ed enti spesso sportivi, che non hanno nulla a che fare con il massaggio e soprattutto non danno crediti qualitativi e formativi ai corsisti; ma dato che fa più effetto scrivere affiliati XXX, allora prendono questa iniziativa creando ancora più confusione. Sarebbe più qualificante a questo punto, rivolgersi ad un’associazione di categoria competente, ma sarebbe molto più difficile in tal caso avere i giusti requisiti, dato che i corsi che propongono sono tutti full immersion e le associazioni competenti richiedono invece, monte ore superiori alle 750.
Dovete sempre fare riferimento alla legge 4/2013! In Italia non esiste ente che possa garantire la qualità della formazione o che dia punteggi o credenziali perché il settore del massaggio non ha attualmente un riconoscimento! Le uniche figure riconosciute sono il masso fisioterapista/fisioterapista e l’estetista, ma si parla di massaggio terapeutico nel primo caso e di trattamento estetico nel secondo. Per quanto concerne le tecniche olistiche non sono ne l’una e ne l’altra di conseguenza il settore non ha ancora un’inquadratura definita.
A proposito di associazioni, volevo indicarvene qualcuna:
Fisieo (federazione italiana shiatsu insegnati ed operatori)
Apos (associazione professionale operatori shiatsu)
Firp (federazione italiana riflessologia plantare)
Aire (associazione italiana Reiki)
Fnss (federazione nazionale scuole shiatsu)
Anoa (associazione nazionale operatori ayurvedici)
Sirfa (scuola italiana riflessologia facciale vietnamita)
Acsi (associazione operatori in cranio sacrale)
Ecc ecc ecc…
Le associazioni e le federazioni sono un buon punto di partenza anche se anche in questo caso si potrebbero dire alcune cose, ma per lo meno sono la nostra rappresentanza in tutto questo miscuglio!
Io personalmente da iscritto al Rios, attualmente sono più propenso ai registri regionali, anche se poi nessuno ha la briga di andare a vedere chi è iscritto e chi no… Un comune neofita che vuole fare un massaggio, non va sul sito della regione o sul sito delle federazioni nella sezione operatori, ma va nel primo centro estetico, nel primo centro massaggi cinese o dall’amico che ha fatto il corso di un weekend e che Dio gliela mandi buona…
Riepilogando: in Italia, abbiamo la legge 4/2013 ma appunto vivendo in italia, dobbiamo ancora sottostare all’anarchia del settore.
Io continuerò a fare la mia parte informando le persone nell’attesa che qualcosa cambi veramente perché mi occupo di arti intellettuali dal 1999 ed è da allora che ancora continuo a scontrarmi con l’ignoranza (nel senso di ignorare).
Un grosso saluto a tutti voi e a presto

Dario

sabato 27 febbraio 2016

UOMO E DONNA

Buongiorno lettori,
nel corso degli anni, ho avuto modo di trattare centinaia di uomini e centinaia di donne, ma su una cosa non mi sono mai soffermato a riflettere….. e visto che non è mai troppo tardi per condividere appunto delle riflessioni, vorrei farlo sulle differenze espressive (energetiche) tra uomo e donna.
Ammetto che in questi ultimi giorni ci ho pensato molto, anche perché mi sono capitate alcune situazioni interessanti che mi hanno spinto a cercare di comprendere meglio quali potessero essere le dinamiche che differenziano i maschi dalle femmine.
Mi è venuto subito alla mente il tao dove la donna è di natura Yin (quindi immagazzina energia), mentre l’uomo è di natura Yang (energia dinamica); già qui dobbiamo renderci conto che la differenza è sostanziale ma vitale  affinchè ci sia armonia tra i due sessi; lo stesso vale per il concetto di riproduzione, dove l’uomo racchiude il Jing (essenza racchiusa nei reni, quindi la parte geneticamente ereditaria), mentre la donna ha l’utero indispensabile alla generazione; Già da questo aspetto, si può comprendere che uno è indispensabile per l’altro in un equilibrio perfetto.
Ciò che mi ha portato però a pormi delle domande, è molto più tangibile e visibile durante le fasi di trattamento. Ho notato quando tratto le donne, che hanno una percezione molto più ampia del massaggio che le coinvolge non solo fisicamente, ma anche mentalmente, emotivamente e spiritualmente; ciò le porta ad essere molto espressive e comunicative sia a livello fisiognomico che verbale. Mi viene molto più facile percepire Kyo/Jitsu in una donna che in un uomo ed il lavoro in  hara, spesso da delle risposte immediate e reattive.
Di recente mi è capitata una ricevente che dopo averla fatta accomodare sul futon, il tempo di lavarmi le mani e di portarmi in posizione seiza accanto a lei, che ha iniziato subito a piangere. Le ho detto: signora, non ho neanche cominciato! E lei mi risponde che si è sentita empatica con me e che sentiva il bisogno di aprirsi. L’uomo ha meccanismi di difesa più alti; ho notato che le prime sedute rimane molto più fisico. Il suo grado di distensione si riflette prima sul corpo che sulla mente tant’è che mi parlano spesso di sentirsi meglio fisicamente, mentre ho avuto riceventi donne che andavano oltre parlandomi di lontani ricordi, immagini, colori ecc ecc.
Con questo non voglio dire che l’uomo sia più “superficiale”, ma sicuramente ha bisogno di più tempo per avere una percezione diversa del trattamento che lo coinvolga su tutti i livelli. Questa condizione sono riuscito ad ottenerle con riceventi che ho visto in più sedute dove il lavoro si è evoluto con il tempo.
Una donna generalmente sa essere molto più comunicativa; già guardando la postura che assume distesa sul futon, mi viene facile farmi un’idea del suo stato energetico, mentre l’uomo a meno che non abbia delle dinamiche esplicite in atto, devo sempre articolare il lavoro. Anche in Hara il lavoro e le sensazioni sono completamente diverse!
Distaccandomi dall’aspetto del trattamento, molti di noi sono consapevoli che uomo e donna sono diversi in “usi costumi e tradizioni”, ma ciò mi porta a pensare che il tao allora ha creato i due antagonisti al fine di generare equilibrio? Probabilmente è così! E allora mi viene da pensare se io che sono uomo (yang) e tratto un uomo (yang), si crea quell’aspetto dove i poli dello stesso segno si respingono? Non vorrei pensarla in maniera così estrema, ma ammetto che mi viene da considerarlo.
Personalmente ammetto che seppur applichi correttamente la tecnica trattando qualitativamente allo stesso modo uomo o donna, il lavoro sulla donna mi fa entrare subito nella visione olistica del metodo. Sarebbe interessante considerare il parere di una collega e vedere se si creano dinamiche simili alle mie quando tratta un uomo anche se secondo me, non dipende dal trattamento di per se, ma da quello che si è: uomo o donna ….. ed è proprio la loro diversità che li unisce.



domenica 27 dicembre 2015

ESPRESSIONE E COMPRENSIONE DELLE EMOZIONI


Uno degli argomenti che mi stà piu’ a cuore…quello delle emozioni! Argomento che è stato affrontato anche nell’ultimo convegno nazionale Fisieo di Genova 2015 a cura del porf. Pio Enrico Ricci Bitti. Qui di seguito uno spaccato dell’intervento tratto da Shiatsu news n°49.
E’ stato detto che fra i temi principali ci sono emozioni ed interesse per il corpo come comunicazione, ma molte cose in molti ambiti e contesti sono cambiate. E’ utile riconsiderare e correggere alcuni errori concettuali importanti che fanno parte della nostra realtà. Si pensa che le emozioni siano dei fenomeni che svaniscono, transitori e che arrivano ogni tanto. La cosa non è assolutamente vera! Diverse ricerche affermano che le emozioni sono un fenomeno costante, non solo durante il giorno ma anche durante la notte, attraverso i sogni.
Di queste esperienze emotive, solo alcune vengono integrate a livello delle corticali superiori e producono consapevolezza. Un altro tema che va corretto, sono queste dicotomie che si sono cristallizzate nell’antichità, dove la distinzione tra corpo e mente è presa come un concetto vero e certo; ciò è errato!.
Le emozioni sono il frutto di un concetto cognitivo e non solo, ma il processo emotivo è anche sempre sotto regolazione e monitoraggio dei processi cognitivi. Un altro aspetto è quello delle emozioni perturbanti: nell’ambito medico sanitario, il pregiudizio che le emozioni possano far male, è sbagliato. La verità è che le emozioni ci sono, sono costanti e sono adattive. 140 anni fa Darwin aveva già capito tutto ciò; ci sono voluti 100 anni per vedere tale teoria corretta. Qualcuno paragona le emozioni a dei cuscinetti che aggiustano e attutiscono i cambiamenti dell’organismo e in tutto questo l’unità mente corpo è assolutamente protagonista. Noi veniamo da una tradizione, da un modo di pensare in cui è stato fortemente sottolineato solo il vissuto, l’aspetto soggettivo dell’emozione: prende corpo nel momento in cui l’individuo è consapevole dell’emozione che sta attraversando. La risposta emotiva è formata da diverse componenti; nella risposta emotiva ci sono diversi aspetti di cui il vissuto (sentimento) dell’emozione è un aspetto soltanto e non sempre presente. Queste componenti ci permettono di capire il perché le emozioni hanno una funzione adattiva e a rispondere nella maniera più efficace possibile.
La persona:
1)      Interagisce con vari processi ed eventi e ne fa una risposta interna
2)      Ne produce un processo valutativo
3)      Si ha un significato dell’evento, la soggettività del sentimento
4)      La risposta è fatta da aspetti che interagiscono gli uni con gli altri
Un secondo aspetto è quello corporeo: ogni risposta emotiva ha implicazioni a vari livelli del nostro organismo. Tutti gli apparati hanno modo di rispondere alla sollecitazione emotiva, in modo soggettivo. La pelle d’oca, è una percezione soggettiva alla risposta emotiva. Un altro aspetto importante è quello espressivo. Le emozioni che si provano, tendenzialmente, si manifestano attraverso il corpo e questa ricchezza di espressività emozionale è una dote particolare e impediente dell’essere umano. Servono per segnalare all’interlocutore il nostro stato d’animo, in modo particolare nelle relazioni interpersonali. Volto, modulazione vocale, voce ma anche i ritmi del parlato, i fenomeni di esitazione, sono modalità per esprimere il nostro stato emotivo. Un terzo capitolo è rappresentato dalla gestualità specifica del corpo, ma alcuni in particolare esprimono emozioni. I movimenti di adattamento o di aiuto manipolazione, sono modi per esprimere con manovre sul nostro corpo, emozioni di tensione fino al sanguinamento. Ci sono poi le posture del corpo, come le spalle cascanti piuttosto che il rilassamento del depresso, che ci fanno capire l’emozione che la persona di fronte a noi sta provando in quel preciso momento. Possiamo ad esempio, se una persona ha un determinato problema attraverso il suo modo di camminare o di muoversi nello spazio. L’essere umano non si limita a provare le emozioni ma entro certi limiti, prova a direzionare e regolare le proprie emozioni. Secondo un’antica visione, il fatto di non tenere le nostre emozioni sotto controllo, ci porta a disturbi e patologie: sicuramente è importante trovare un modo di vivere e sperimentare le nostre emozioni, che possono avere un effetto negativo e condizionante sull’individuo. Regolare le emozioni, vuol dire determinare quali emozioni provare in rapporto a certi eventi, come manifestarli: le relazioni sono momenti di esteriorizzazione, espressione e regolazione importantissime per le emozioni.
Il monitoraggio “proprio”, quindi avere consapevolezza e contatto con il proprio io interiore, è utile per manifestare emozioni. Oggi la regolazione può avvenire in più modi: possiamo agire a livello anticipatorio agendo sugli eventi e sull’interpretazione degli eventi, sulla risposta emotiva o sugli eventi stessi. Questi sono frutto della nostra scelta, delle nostre stesse emozioni. Agire sulla valutazione degli eventi vuol dire usare la capacità della mente di guardare la realtà come più ci fa comodo. E’ possibile oltretutto agire sulle componenti della risposta; tempo fa si pensava non si potesse, ma con determinate pratiche corporee è possibile agire immediatamente. Possiamo governare anche la nostra mimica facciale, con aspetti culturali ed emotivi che facciamo estremamente nostri, ma ci sono situazioni in cui siamo messi duramente alla prova, con un dispendio psichico estremo. In questi casi si sono dimostrate delle evidenze scientifiche in cui si comunica con le emozioni e le si regola. Per esempio, una perdita può ferire e bisogna che questa ferita si rimargini con le emozioni stesse. E’ auspicabile in questi casi, non rimuginare il proprio dolore ma è fondamentale esternare le proprie emozioni con qualcuno di molto importante per noi, e in forme simboliche (parole, oppure su un diario personale). La regolazione avviene sugli eventi, sui loro processi valutativi, sulla risposta emotiva e la regolazione di residui emozionali intensi.
C’è un intreccio tra tutti questi aspetti e fra le componenti della risposta emotiva. Regolare i processi fisiologici, produce un modo di assorbire le emozioni in modo soggettivo. Reprimendo le risposte espressivo motorie delle emozioni, ne risentono tutti gli apparati.
Certi processi mentali producono delle conseguenze sulla risposta di difesa (immunitaria). Noi possiamo esteriorizzare le emozioni in due modi:
L’espressione non verbale e spontanea, in contemporanea con l’ emozione che si sta provando
Simbolica, quindi verbale, volontaria ed intenzionale
La relazioni interpersonali sono facilitate dall’interazione emozionale. L’espressione è un processo innato e spontaneo e dispone di un apparato neuro motorio che produce l’espressione, in base all’emozione che sta provando. L’esposizione dei nostri interlocutori di volta in volta delle proprie espressioni è da noi immagazzinata affinchè le si riconoscano a loro volta.
Il contatto fisico è limitato ai giorni nostri: evolutivamente, in passato esso era di grande rilievo. Molto importante era il carattere olfattivo che in alcuni casi è utilizzato anche oggi. Esprimere e riconoscere le emozioni ai fini dell’adattamento sociale, è un argomento a sé. Ciò facilita e rende efficaci le relazioni interpersonali. Questi due processi erano ritenuti prevalentemente indipendenti: l’espressione è un processo innato e spontaneo, non si impara ad avere l’espressione da arrabbiato. L’apparato neuro motorio nel momento stesso in cui si prova quella determinata emozione, agisce e produce l’espressione; a sua volta, le regole su base socio culturale sono apprese nel tempo, ma il repertorio di cui disponiamo è presente in tutti i membri della specie. Il riconoscimento si dice sia un processo appreso. La rappresentazione delle emozioni fondamentali è un elemento presente nel cervello dell’essere umano. Le azioni attivano nell’individuo determinate strutture che fanno capire l’emozione provata dall’altro e permette agli individui di essere empatici l’uno con l’altro.

L’empatia in un rapporto di condivisione delle emozioni è molto importante, e la comprensione è ad un livello superiore. A livello facciale possiamo comprendere l’emozione e ricollegarla al nostro schema mentale, per creare un’empatia tra i due individui in questione. Alcune emozioni non possiedono una manifestazione facciale, come il senso di colpa o la vergogna. La comprensione e l’empatia non sono indipendenti dall’osservato e dall’osservatore, ma sono strettamente dipendenti l’una dall’altra.

mercoledì 25 novembre 2015

IL GIUDIZIO

In tanti anni di studi shiatsu, una delle prime cose che mi hanno insegnato, è stata proprio quella di non giudicare il nostro ricevente ma di dargli modo di comprendere attraverso un lavoro di valutazione del suo stato energetico generale, la sua personale condizione psico fisica così che possa attraverso i sui mezzi, riuscire a gestire al meglio le proprie disarmonie.
Detta così ed in tale contesto, cioè  di trattamento, è molto semplice, ma dobbiamo pur fare i conti con una delle realtà piu’ grandi che l’uomo occidentale teme……ed è proprio la paura di essere giudicati.
La difficoltà di mostrare con chiarezza le proprie emozioni, è uno dei limiti piu’ grandi che porta all’incapacità di essere se stessi e quindi mostrare agli altri cio’ che nella realtà spesso non si è. A cosa serve tale atteggiamento se non per celare il timore di essere giudicati?
I noti meccanismi di difesa vengono in nostro aiuto li dove siamo piu’ vulnerabili creando una maschera che ci fa vedere da occhi esterni al meglio delle nostre condizioni così che il giudizio possa apparire positivo.
Purtoppo l’uomo occidentale preso dalla smania di mostrare il suo profilo migliore, spesso tralascia dettagli che agli occhi piu’ sottili non sfuggono e fanno notare quello che in realtà il corpo o la mente vogliono veramente esprimere.
Tutti noi abbiamo la capacità di giudicare, è insita in noi, a volte ci serve per sentirci coinvolti e spesso siamo empatici e proiettiamo inconsciamente noi stessi negli altri…. Lo stesso Jhames Needham diceva che noi non amiamo o odiamo qualcosa in un’altra persona fin che questa non rispecchia un lato di noi stessi percio’ nel bene o nel male, lo facciamo tutti.
Il punto è che per quanto possa infastidire, essere giudicati è necessario per poter comprendere al meglio noi stessi e cogliere il lato migliore di tale cosa, può soltanto rendere piu’ umile il nostro io che può finalmente anche per un solo istante gettar via quella maschera conformista e rapportarsi con un io piu’ profondo.
Ho imparato che dietro ogni azione, dietro ogni stile, dietro ogni parola e dietro ogni gesto tendenzialmente giudicabile, c’è tanto altro che non deve rendere il tutto superficiale…. Ho imparato ad andare oltre l’apparenza e ad andare oltre l’impatto visivo di chi abbiamo davanti. Lo shiatsu mi ha dato molti mezzi per fare questo e in sede di trattamento non faccio altro che osservare, ascoltare e trattare; solo così posso avere un quadro chiaro di chi ho davanti ma non come persona, ma come pura energia…..energia fisica, mentale, emozionale. E’ questo che faccio, non giudico il suo esterno, le sue parole o i suoi gesti, ma comprendo perché adotta tali gesti tali parole o tale immagine per capire nel profondo cosa lo contraddistingue energeticamente.
Le parole che dico lui, non sono di giudizio, ma di presa di coscienza di se stesso…. Una consapevolezza necessaria per dare un senso alle sue azioni.
Cercare ad oggi di gestire la questione giudizio con tale presunzione, è davvero cosa molto dura! Il timore di essere giudicati, prevale a tal punto che inibiamo lati del nostro essere e pensiamo subito che se ci giudicano è perché vogliono puntarci un dito contro dandoci un’etichetta. E’ vero che a volte (quasi sempre) le persone lo fanno in malo modo, ma sta a noi avere la capacità di distinguere il bene dal male di tale gesto. Lo stesso che giudica a sua volta viene giudicato per il suo giudizio….è un cane che si morde la coda… ecco perché la natura malsana di tale azione porta al lato piu’ distruttivo. Se invece s’impara ad andare oltre, si può rendere tale processo piu’ costruttivo per noi stessi e per gli altri. No si può sfuggire da tutto questo e allora incominciamo a porci delle domande invece di essere impulsivi; lo stesso tempo che mi prendo quando faccio shiatsu….. ascolto, osservo, tratto e traggo le mie conclusioni. Tutto è sottile…. Tutto non è immediato, tutto non è superficiale….. manchiamo di pazienza e di capacità di ascolto; si perde tempo a farlo ecco perché è piu’ semplice fermarsi alle apparenze.
Incominciamo a dare tempo al tempo ed anche la considerazione che abbiamo per noi stessi e per gli altri in parametri di giudizio, assumerà un’altra forma,  quella del rispetto!
Un saluto
Dario


lunedì 12 ottobre 2015

IL RESPIRO

Buongiorno lettori,
molto spesso i miei post, nascono dalle mie personali esperienze lavorative o di vita e gli ultimi mesi, sono stati ricchi di emozioni (vedi post precedente), che mi hanno portato ad oggi a riflettere su uno degli aspetti secondo me, piu' importanti per poter riprendere contatto con se stessi : il respiro.
Una delle domande che mi sono spesso posto durante le sedute, e' capire perche' a volte le persone che tratto non respirano, o meglio non rendono il respiro funzionale al rilassamento ad esempio o al lasciarsi andare, o al movimento.
Quando sono a Roma per fare trattamenti, c'è un piccolo quadro sulla parete nella stanza dove lavoro con su scritto: RESPIRA MIA CARA. Mi capita spesso di osservarlo durante la seduta e quasi inconsciamente, mi porta a riprendere contatto con il mio respiro; allora mi fermo, rilasso il corpo, faccio un respiro profondo e tutto ricomincia. 
Non si impara a respirare, e' solo che ci dimentichiamo come renderlo utile! Gia' quando nasciamo respiriamo è un'esigenza fisiologica, dobbiamo solo incanalarlo in maniera tale da renderlo funzionale ed in relazione con i vari aspetti della nostra vita. Non molti sanno che il respiro non e' sempre uguale, ma si modifica in continuazione ad esempio quando mangiamo, quando proviamo emozioni, quando andiamo in bagno ecc ecc cio' vuol dire che subisce l'influenza di cio' che ci accade e di cio' che ci circonda. Ma perche' è importante dare attenzione al respiro?
Il respiro fisiologicamente parlando, non è altro che il mezzo che permette lo scambio tra ossigeno ed anidride carbonica attraverso il circolo polmonare. Se si respira correttamente, il sangue viene ben ossigenato e quest'ultimo, non e' altro che il nutrimento del nostro corpo che va ad irrorare tutti gli organi ed i tessuti. il giusto apporto di ossigeno al nostro corpo, migliora di gran lunga la qualita' di vita sia fisica che mentale. Ma cosa porta all'alterazione del respiro? escludendo i disturbi fisiologici o malattie, una delle principali cause del fatto che il respiro rimanga strozzato o diaframmale, sono gli stati psico emozionali dove la mente prende il sopravvento facendo perdere il contatto con il corpo che incomincia a somatizzare. I soma piu' comuni riguardo l'insufficienza del respiro sono: 
Necessita' di sbadigliare per compensare la carenza respiratoria, respiri profondi anche se spesso rimangono bloccati al diaframma o nella gola, gonfiore addominale accompagnato a volte da aerofagia dato che si immette piu' aria nell'addome di quella che tiriamo fuori, polipnea, spossatezza, stati depressivi, pallore e invecchiamento precoce della pelle, mancanza di fiato e tono di voce basso, dolori e tensioni muscolari soprattutto del diaframma, intercostali, spalle ed intrascapolare, disturbi posturali come formazione di "gobba" e chiusura delle spalle, espansione della gabbia toracica....
La mente spesso prende padronanza sul corpo e ci fa ignorare tutti questi segnali perche' pensiamo sempre di farcela, di avere il controllo su tutto, emozioni, corpo stati d'animo, ma mi spiace deludervi ed affermare che non e' così! La mente puo' sempbrare piu' forte del corpo, ma quest'ultimo non rimane li latente a guardare, perche' mentre noi cui preoccupiamo dei noi 1000 pensieri e veniamo assorbiti meccanicamente dalla nostra vita, lui assorbe e somatizza tutti i disagi che derivano dalla nostra incapacita' di ascoltarci. Basterebbe fermarsi solo per un istante e fare un respiro profondo e sara' in quel frangente che mente e corpo ritorneranno ad essere un'unica cosa. Quando penso a mente e corpo, mi viene l'immagine di quelle piante che si fanno largo tra l'asfalto e sbucano rigogliose....Ecco! La mente e' l'asfalto che per quanto possa creare barricere ed essere spesso, non potra' mai fermare cio' che viene dal profondo perche' seppur sotto forme diverse, si mostra a noi; il corpo ce lo dice...e' la mente che non vuole interpretare! Il respiro e' l'unico mezzo che abbiamo per creare la connessione.
Per concludere vorrei dire che nessuno e' onnipotente, indistruttibile o infaticabile...la vita di oggi ci fa essere molto mentali, il corpo lo sovraccarichiamo il respiro e' solo meccanico. Ho trattato persone riportandole tramite il respiro a percepire il proprio corpo, ad entrare in contatto con le loro emozioni, ad incanalare il loro flusso energetico ed hanno pianto tanta era forte la sensazione....sia che l'avessero accettata o no. Percio' fermatevi almeno per un istante a respirare....e tutto ricomincia!
Un abbraccio

Dario